6 Settembre 2008
Comuni: padroni a casa nostra!

Gli incontri dei consigli comunali sono pubblici. Possono essere filmati e resi disponibili ai cittadini non presenti. Si entra in sala, si dichiara che si vuole riprendere la seduta e si filma. Nei consigli comunali si decide il nostro futuro dall’acqua alla sanità, dalla scuola all'ambiente. I consiglieri comunali sono nostri dipendenti e come tali devono rendere conto pubblicamente delle loro azioni.
Quello che scrivo non è rivoluzionario. Se lo leggesse uno spagnolo o un americano alzerebbe il sopracciglio, penserebbe che sono cose scontate. A Los Angeles i “City Council meetings”, un equivalente dei nostri consigli comunali, sono trasmessi in diretta via cavo dalla televisione Canale 35 e su Internet. L’informazione è un servizio pubblico. Il dibattito comunale è pubblico. Le decisioni prese sono pubbliche. I sindaci e gli assessori che vietano le riprese in aula hanno un concetto privatistico della politica. Non si rendono conto che il loro stipendio è pagato da coloro che vogliono filmarli e, quindi, controllarli. I Comuni dovrebbero filmare direttamente gli incontri consiliari e renderli visibili in diretta e on line. E accettare i commenti dei cittadini in Rete.
Sindaci e assessori, cosa avete da nascondere? Gli euro che vi permettono di sbarcare il lunario o, più spesso, di vivere alla grande ve li danno i cittadini. Quando entrano in Consiglio con la telecamera dovreste accoglierli con un tappeto rosso. Sono i padroni che vengono a farvi visita. I vostri veri riferimenti. Se voi li fate cacciare dalla Polizia o dai Carabinieri (ma a che titolo potete farlo?), loro devono ritirarvi il mandato.
Invito tutti i MeetUp a filmare gli incontri dei consigli comunali e a metterli in rete su YouTube con il tag: “Fiato sul collo”. Il blog li farà vedere tutti, uno ad uno.
Per le amministrative del 2009 dobbiamo sapere quali assessori e sindaci sono dalla parte dei cittadini e della libera informazione. E quali sono invece i servi ben pagati dei partiti. Chi vieta le riprese non deve più essere votato. Loro non molleranno mai, noi neppure.
Postato da Beppe Grillo alle 12:32 in Politica
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5 Settembre 2008
La nuova Italia dei Comuni

Quinto Vicentino e Torri di Quartesolo sono due piccoli comuni che hanno vinto una battaglia contro l’esercito americano. Il raddoppio della base statunitense a Vicenza ha subito un arresto. I due comuni hanno bloccato la costruzione delle nuove caserme per alloggiare i militari. Una legge regionale fissa i limiti di edificabilità nelle aree agricole. Se fossero state costruite le 215 case previste per i soldati americani, gli abitanti non avrebbero potuto costruire più nulla per 10 anni.
Kambiz Razzaghi, responsabile per i lavori della nuova base Dal Molin, ha dichiarato: “Yes, Quinto is dead (sì, Quinto è morto)”. Gli americani sono senza casa, per ora. Stanno pensando di disperdersi sul territorio con piccole enclavi nei comuni vicentini. Dieci case qui, quindici lì e qualche ospitata nei bed and breakfast veneti.
I comuni sono il punto di appoggio della leva che solleverà l’Italia. Lo hanno dimostrato in Val di Susa, in Campania, a Vicenza. Non si può mentire a chi vede i fatti con i propri occhi. La nuova base Dal Molin farebbe di Vicenza il bersaglio principale in Europa di una guerra contro gli Stati Uniti. La più grande base militare di Europa da cui possono partire bombardieri con armi atomiche. Non c’è nessuna ragione per farla.
Il 5 ottobre 2008 a Vicenza si terrà il Referendum Comunale contro la base. Il quorum è di 35.000 votanti. Io ci sarò per sostenerlo. Vorrei che in futuro Kambiz Razzaghi dichiarasse: “Yes, Dal Molin is dead”.
Da Vicenza arriva arriva un’altra buona notizia. Il progetto Dal Molin 2.0 della Lista Civica Vicenza Comune a 5 stelle presentato da Davide Marchiani. Al posto della base militare pannelli fotovoltaici. Vicenza guadagnerebbe un miliardo e trecento milioni in 20 anni. Energia elettrica gratis a 25 mila famiglie su 43 mila. Il progetto è illustrato puntualmente nel documento allegato che si può scaricare. Invito i vicentini a sostenerlo e i residenti in altri comuni a copiarlo.
Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.
Postato da Beppe Grillo alle 13:59 in Politica
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4 Settembre 2008
Delirio
Il Paese è in pieno delirio. Discutere con lo psiconano o con Topo Gigio Veltroni è impossibile. Sono nullità che si credono importanti. Uno è Napoletone e l’altro l’ Obama bianco de noantri. I primati bianchi al potere li abbiamo solo noi. Gli altri li esibiscono allo zoo. Mettersi sul loro piano vuol dire perdere il senno. Nulla di ciò che dicono è vero, ma neppure importante, ma neanche intelligente. Chi li vede dialogare dall’esterno, come i media stranieri, non può capirli, sono dei pazzi in libertà. Hanno messo un tappo alla nazione con l’informazione di regime.
Il delirio della democrazia si diffonde e trasforma in merda ciò che tocca. I cittadini non possono filmare i loro dipendenti nelle sedute dei consigli comunali. Non possono eleggere i loro dipendenti in Parlamento e in futuro neppure in Europa. Non sono uguali alla legge rispetto alla banda dei quattro.
I nostri dipendenti sono dentro un manicomio. Tra di loro si capiscono, ma non sanno più cos’è la realtà. La confondono con i loro interessi privati o di partito. Il futuro sono le centrali nucleari, gli inceneritori, i parcheggi, i ponti sugli stretti, il tunnel in Val di Susa, il digitale terrestre e la magistratura al guinzaglio. Sono deliri alla veltrusconi. Le chiamano posizioni dialoganti.
Abbiamo provato a parlare con questi pazzi con le nostre proposte a Prodi, la legge di iniziativa popolare, la raccolta di firme per il referendum, le denunce al Parlamento Europeo a Strasburgo e a Bruxelles e mille altre cose. Non è servito. Se discuti con un pazzo, chi ti osserva dall’esterno vedrà due pazzi che farneticano. Un nuovo partito in Parlamento equivale a un sano di mente in un manicomio criminale. Diventerebbe uguale a loro, è solo una questione di tempo. Dipendiamo dall’estero per l’energia e non sfruttiamo le rinnovabili. Dipendiamo dall’estero per i beni alimentari e asfaltiamo i campi di grano. Abbiamo uno dei più grandi debiti pubblici del mondo e regaliamo cinque miliardi di dollari alla Libia. L’Egitto importa dall’Ucraina il pane e noi le centrali atomiche. La Russia minaccia ritorsioni nucleari per la Georgia e le basi atomiche americane con 90 testate nucleari le abbiamo noi, a Ghedi Torre e ad Aviano.
I pazzi non sanno di esserlo e credono che i veri pazzi siano i sani di mente. Non abbiamo alternative alla democrazia fai da te, all’autogoverno, al presidio del territorio, alla partecipazione a ogni decisione che riguarda la collettività. Il delirio del Parlamento e dei partiti va smontato dal basso come una costruzione di lego. Dobbiamo riprenderci i comuni e, dove questo non sia possibile, mettere sotto controllo i sindaci e gli assessori. Filmandoli, intervistandoli, denunciando le loro omertà.
Nel 2009 ci saranno le elezioni amministrative. E’ una delle ultime occasioni per uscire dal delirio e entrare nella modernità. Nelle prossime settimane pubblicherò un simbolo che dovrà essere comune a tutte le liste civiche, un programma di riferimento tratto dalle migliaia di idee ricevute per le primarie dei cittadini e una data per un incontro nazionale delle liste e dei meet up che si terrà all’inizio del prossimo anno. Fuori dal delirio, dentro la realtà.
Postato da Beppe Grillo alle 14:48 in Politica
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3 Settembre 2008
La battaglia del grano

Se le guerre di dopodomani si combatteranno per l’acqua, le guerre di domani si faranno per il cibo. Grano, riso, frumento, soia. Rivolte e assalti ai forni sono già avvenuti in molti Paesi, dall’Egitto all’Indonesia, dalle Filippine all’India. I raccolti stanno diventando più importanti del petrolio. E’ meglio vivere da fermi che morire di fame in movimento.
Gli Stati sovrappopolati si stanno muovendo sullo scacchiere mondiale comprando terreni coltivabili. La Cina in Brasile, Laos, Kazakhistan e Tanzania. L’India in Uruguay e Paraguay. La Corea del Sud in Sudan e in Siberia. L’Egitto in Ucraina. In parallelo, sta nascendo un nuovo protezionismo, quello dei morti di fame. Gli Stati che non producono sufficienti risorse alimentari per la propria popolazione ne bloccano l’esportazione o aumentano i dazi. E’ umano. Il prezzo dei beni alimentari sta crescendo a velocità folle in tutto il mondo, anche grazie agli speculatori finanziari. E’ l’economia.
Il meccanismo che si è messo in moto è infernale. Uno Stato, ad esempio la Cina, aumenta le sue bocche da sfamare mentre distrugge il territorio coltivabile. In Cina nel 2005 gli espropri di terra ai contadini erano aumentati di 15 volte rispetto a dieci anni prima. Terre trasformate in zone residenziali e industriali. Meno terra, meno cibo, più cinesi. L’equazione si risolve comprando terra per cibo altrove. Nei Paesi che, per ora, possono permettersi di esportare prodotti agricoli. Ma anche in questi Paesi la popolazione è in aumento, la terra per cibo sta diminuendo, per la speculazione edilizia e per il biofuel, e l’acqua per le irrigazioni scarseggia. Cosa succederà quando i brasiliani vedranno partire il frumento e non avranno il loro pane quotidiano? Qualunque governo non durerebbe una settimana e i terreni venduti allo straniero nazionalizzati. Il cerino in mano rimarrebbe alla Cina e ai suoi armamenti.
La Cina è il primo produttore mondiale di cereali e di riso. Una volta esportava. Nel 2007 la Cina ha prodotto 501,5 milioni di tonnellate di grano, i cinesi ne consumano 510 milioni. Secondo la FAO, nel 1985 i cinesi mangiavano 20 chili di carne a testa in un anno, nel 2018 i chili saliranno a 70. Per fare carne ci vogliono cereali e terreno. La Cina importa, già oggi, il 60% della soia di cui ha bisogno.
Se il primo produttore mondiale deve importare, gli altri come l’Italia, cosa dovranno fare? Il nostro Paese visto dall’alto sembra un incubo edilizio. Sta scomparendo sotto il cemento. La priorità deve essere l’autosufficienza alimentare, non i parcheggi e gli inceneritori.
Ps: un consiglio: fatevi un orto sul balcone o in un piccolo pezzo di terra.
Postato da Beppe Grillo alle 17:57 in Economia
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2 Settembre 2008
Prostituti di sè stessi
Il sesso sta cambiando. I papponi stanno scomparendo. Ognuno è, se vuole, il prostituto, o la prostituta, di sé stesso. I portali del porno fai da te stanno scalando le classifiche di tutti i Paesi del mondo. Ogni posizione del kamasutra è spiegata dal vivo da decine di migliaia di interpreti che pubblicano le loro prestazioni sessuali per promuovere capacità amatorie o per esibizionismo. Si può scegliere il partner più vicino a casa, compaiono in elenchi che tengono conto della località dalla quale ci si collega, e invitarlo in chat per un drink. Quello che viene dopo lo decide lui, o lei. O loro.
Il sesso può essere anche gratis. Sesso gratis con una persona di nostra scelta. Si può. E’ sufficiente che si dia l’autorizzazione a riprendere l’atto e a metterlo in rete. Il nostro anonimato sarà protetto da una mascherina sul volto.
Il vecchio mercato del porno sta scomparendo. Non più cinema a luci rosse con il pensionato che fa la maschera per arrotondare. La vendita di dvd e giornali porno è crollata. Il mercato è cambiato. Ci si vende da soli, se serve o se ci piace, senza bisogno di editori o di magnaccia. E’ la nuova liberazione sessuale. Se prima il porno riguardava qualche milione di persone, adesso sono centinaia di milioni che si collegano ogni giorno in Rete per pubblicare, guardare, contattare.
Crollano le vecchie barriere sociali. Le nostre. Nell’isola di Thaiti, prima dell’arrivo dei missionari, non esistevano tabù sessuali. Il sesso era naturale come bere o mangiare. A quante persone stringiamo, magari distrattamente, la mano in una giornata? Non ci facciamo caso. Per loro il sesso era una stretta di mano. Non esisteva. Gli omosessuali erano il terzo sesso, il mahu. Con pari dignità rispetto agli altri due. Non c’erano conflitti, tratta di minorenni, prostituzione o teste rasate a caccia dei diversi.
La Rete è democratica, chiunque può vendere il proprio corpo senza passare dal cartello della criminalità organizzata. I prezzi diminuiscono senza il costo della intermediazione. Il sesso è un mercato planetario e ha un linguaggio universale. Si può vedere prima di comprare. Pensate se questo fosse possibile anche per l’idraulico o l’elettricista o per il politico. Il sesso a scatola chiusa e da marciapiede sta tramontando. Il vaso di Pandora si sta aprendo. Una, cento, un milione di Thaiti.
Postato da Beppe Grillo alle 16:04 in Tecnologia/Rete
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1 Settembre 2008
Alitalia: una commedia italiana
Testo dell'intervento di Marco Travaglio.
"Buongiorno a tutti, riprendiamo il nostro appuntamento settimanale dopo le vacanze. Spero che vi siate riposati, tutti o quasi tutti, perché quest'anno ci sarà molto da fare. Forse avete visto sul blog di Beppe Grillo che abbiamo raccolto le prime dieci puntate di "Passaparola" in un DVD: chi fosse interessato trova le istruzioni per procurarselo.
La notizia di oggi è che l'operazione Alitalia è un grandissimo successo per il governo. Chi l'ha detto? Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che si loda e si imbroda da solo, anche perché dagli esperti ha ricevuto soltanto pernacchie e critiche, per non parlare della stampa e di tutti operazioni internazionali che si misurano sul libero mercato e non sull'italietta autarchica che sta ritornando insieme ai rigurgiti di fascismo giustamente denunciati da Famiglia Cristiana. Non si capisce bene che cosa stia festeggiando questo signore visto che negli utlimi quindici anni è stato Presidente del Consiglio per circa sette, cioè la metà: in questi quindici anni, Alitalia ha perso quindi miliardi di euro di soldi nostri, quindi la metà dei soldi persi è colpa sua, dei suoi governi, e l'altra metà è colpa dei governi di centrosinistra perché la politica ha sempre tenuto le mani su Alitalia e, come vedremo, continuerà a tenercele anche dopo averla fatta fallire innumerevoli volte.
Prodi e Padoa Schioppa, una delle poche cose buone fatte dal governo di centrosinistra, avevano trovato la quadra: erano riusciti a convincere AirFrance a rilevare tutto. Il che avrebbe comportato niente fallimento, niente ricorso alla legge Marzano sulle aziende decotte, nascita di un polo europeo molto grosso, avrebbe compreso AirFrance, KLM e Alitalia, che si sarebbe potuto misurare sui mercati internazionali dove ormai le compagnie aeree sono grandi, consorziate, fondate su alleanze tra più Paesi. Ce la saremmo cava con 2150 esuberi: questo era il piano che era stato presentato da Messieur Spinetta, e così sarebbe stato se si fosse chiusa la trattativa con i francesi subito, all'inizio della primavera, mentre adesso ne avremo 6-7000, di esuberi, cioè il triplo. L'AirFrance avrebbe pagato un miliardo e settecento milioni per comprarsi le azioni dell'Alitalia e avrebbe investito 750 milioni, in pratica avrebbe sborsato e ci sarebbero arrivati dalla Francia la bellezza di due miliardi e seicento milioni. Ora vedremo che, invece, quei soldi glieli diamo noi. Non solo non li incassiamo, ma li perdiamo. In più sarebbe stata salvata e ristrutturata Malpensa e sarebbe stato potenziato l'aeroporto di Fiumicino. Questo, in sintesi, era ciò che era stato concordato tra il governo Prodi e l'AirFrance e che è saltato perché sono arrivati Berlusconi e suoi lanzichenecchi e perché i sindacati, completamente accecati dal breve periodo, non hanno saputo scegliere tra un piccolo sacrificio oggi e un enorme dissanguamento domani, quello che invece avremo.
Cosa non va in questo nuovo piano che è stato chiamato "Fenice", perché pare quasi l'araba Fenice che risorge dalle sue ceneri - è un truffa naturalmente: sono abilissimi a chiamare le cose con un nome diverso da quello reale per nascondere la realtà -? L'Alitalia viene divisa in due società. La Bad Company, la discarica, rimane a noi, allo Stato, con tutti i debiti. E' una società che contiene debiti. La Good Company, invece, è quella meravigliosa, profumata, balsamica. Quella va ai privati, sedici privati, scelti privatamente con trattativa privata da Berlusconi e dai suoi uomini, che hanno ottime armi per chiedere piccoli favori agli imprenditori in vista di restituirli in grande stile, come vedremo, con vari conflitti di interessi. Quindi noi ci teniamo i debiti e quel poco che vale di Alitalia lo regaliamo ai privati che fanno anche la figura dei salvatori della Patria, dei Cavalieri Bianchi.
La Bad Company, affidata a uno che si chiama Fantozzi perchè si capisca bene qual è il problema, è dunque piena di buchi e li ripianeremo noi. I conti pubblici verranno ulteriormente sfasciati, saranno più in rosso che mai e noi pagheremo progressivamente una "tassa Alitalia" anche se non la chiameranno così, ce la nasconderanno sotto qualche voce strana. Anche perchè Alitalia viene incorporata ad AirOne che a sua volta è piena di buchi. Oltre a non incassare, spenderemo, probabilmente, intorno al miliardo di euro - un terzo dei tagli alla scuola decisi da questo governo - e in più avremo 6-7000 persone per la strada che verranno messe in cassa integrazione a zero ore, avranno vari scivoli, ovviamente pagati con la cassa integrazione sempre con soldi nostri, e alla fine qualcuno verrà licenziato e - questi sono liberisti - vogliono infilare del personale in esubero nelle Poste. Un mese fa ci avevano detto che le Poste sono sovradimensionate e devono ridurre il personale, adesso ci raccontano che il personale delle Poste aumenterà perché arriveranno gli steward, le hostess, forse qualche pilota. Verranno travestiti da postini così risolveremo il problema. Naturalmente pagheremo noi.
La Good Company, quella buona che viene regalata ai privati nell'ambito della famosa usanza tutta italiana di privatizzare gli utili e statalizzare le perdite, è formata da sedici grandi e lungimiranti capitani coraggiosi che, tutti insieme, sono riusciti a mettere da parte la miseria di un miliardo di euro; che non basta, naturalmente, a rilanciare Alitalia. Basti pensare che il prestito ponte, fatto ad aprile dal governo Prodi morente su richiesta del nascente governo Berlusconi, era di 300 milioni e l'Alitalia in tre mesi se li è mangiati. Dove prenderanno questi soldi? Mica li tirano fuori dalle loro tasche: in gran parte arriveranno dalle banche che sono molto coinvolte, come vedremo, in questa cordata. Taglieranno tutto il tagliabile, ridurranno le rotte internazionali, squalificheranno ulteriormente Fiumicino, Malpensa resterà al palo con Bossi, la Moratti e Formigoni che ululeranno alla Luna: mentre prima se la prendevano col governo di centrosinistra adesso gli sarà un po' più difficile prendersela con il loro. In compenso abbiamo una caterva, un groviglio, una giungla di conflitti di interessi perché non c'è solo quello di Berlusconi. Il conflitto di interessi, non risolto da nessuno quando ce l'aveva soltanto lui, adesso è diventato un'epidemia e ce l'hanno in tanti.
Primo conflitto di interessi: abbiamo Carlo Toto, proprietario dell'AirOne, che con 450 milioni di debiti riesce a piazzare il colpo della vita. L'AirOne viene incorporata all'Alitalia, intanto il nipote Daniele è stato candidato ed eletto nel Popolo della Libertà. E' li a vigilare, evidentemente. Abbiamo tre soggetti che sono impegnati in opere pubbliche e sono addirittura pubblici concessionari dello Stato. Lo Stato, in questo conflitto di interessi, li ha convocati facendogli sapere che era bene per loro se aderivano all'appello del Presidente del Consiglio. Sono Salvatore Ligresti, noto immobiliarista, assicuratore, palazzinaro, pregiudicato per Tangentopoli. Marcellino Gavio, un altro che ai tempi di Di Pietro entrava e usciva dalla galera. L'ottimo Marco Tronchetti Provera che dopo aver ridotto come ha ridotto la Telecom è anche lui nel settore immobiliare. In più abbiamo la famiglia Benetton, l'apoteosi del conflitto di interessi perchè è pubblico concessionario per le Autostrade, è gestore, dopo averlo costruito, dell'aeroporto di Fiumicino, e in futuro sarà uno dei proprietari di Alitalia. Come gestore di Fiumicino deciderà lui quali tariffe far pagare all'Alitalia per usare Fiumicino. Tutto in famiglia.
Gli immobiliaristi di cui sopra, e di cui anche sotto come vedremo, sono tutti molto interessati a una colata di miliardi che sta arrivando su Milano e la Lombardia per l'Expo. L'Expo prevedere 16 miliardi freschi per pagare nuove infrastrutture, costruzioni, palazzi, due autostrade, due metropolitane, una tangenziale, una stazione, ferrovie, ecc... indovinate chi si accaparrerà questi lavori? Esattamente coloro che hanno fatto i bravi e hanno accolto l'appello del governo.
Poi abbiamo Francesco Bellavista Caltagirone che con l'ATA ha delle mire su Linate. Abbiamo Emilio Riva, un acciaiere eccezionale supporter di Berlusconi. E abbiamo l'ottima famiglia Marcegaglia: non solo c'è la Emma, che è un'ottima valletta di Berlusconi, che cinge con il suo braccio nelle riunioni di Confindustria come se fosse una Carfagna o una Brambilla qualsiasi, ma abbiamo anche la sua famiglia, il gruppo imprenditoriale Marcegaglia, famoso per condanne e patteggiamenti assortiti da parte del padre e del fratello della signora. Che è presidente di Confindustria, tra l'altro, e quindi tratta per conto di tutti gli industriali con il governo e privatamente si è infilata in questa meravigliosa avventura.
Abbiamo la banca Intesta dell'ottimo banchiere Passera, banchiere di centrosinistra che si è messo subito a vento, e che fungerà con il conflitto di interessi: prima ha fatto l'advisor per trovare la soluzione per Alitalia e poi è entrata nella compagine azionaria della nuova Alitalia, la Good Company.
Abbiamo i fratelli Fratini che sono, anche loro, immobiliaristi toscani, magari interessati a mettere un piedino a Milano in occasione dell'Expo, per prendere la loro fettina di torta.
Abbiamo un certo Davide Maccagnani che è molto interessante: Alberto Statera su Repubblica ha raccontato chi è, uno che produceva missili per testate nucleari e adesso si è riconvertito all'immobiliare. Si presume che avrà anche lui le sue contropartite sotto forma di terreni.
In realtà gli interessi stanno a terra anche se Alitalia dovrebbe volare.
Poi, dulcis in fundo, il presidente dei sedici campioni del Tricolore, che è Roberto Colaninno, che già ha dei meriti storici per avere riempito di debiti, comprandola a debito, la Telecom ai tempi della Merchant Bank D'Alema & C. a Palazzo Chigi, e adesso si propone anche lui per il suo bel conflitto di interessi familiare in quanto suo figlio, Matteo, è ministro ombra dell'industria del Partito Democratico. Così ombra che non ha praticamente proferito verbo di fronte a questo scandalo nazionale perché prima era contrario, naturalmente alla soluzione Berlusconi, poi è arrivato papà. Come si dice "i figli so' piezz 'e core", ma pure i padri! Ha detto "sono un po' in imbarazzo", poi il giorno dopo ha detto "no, non sono per niente in imbarazzo". Insomma, non ha detto niente e soprattutto continua a rimanere ministro molto ombra, diciamo ministro fantasma, dell'industria del Partito Democratico.
Fatto interessante: qualche anno fa furono condannati in primo grado per bancarotta nel crack del Bagaglino Italcase, una brutta e sporca faccenda immobiliare, alcuni big dell'industria e della finanzia italiana come il banchiere Geronzi, Marcegaglia papà - il papà della valletta - e Colaninno Roberto - papà del ministro fantasma. Bene, tutti e tre a vario titolo sono impegnati, dopo la condanna in primo grado, in questa meravigliosa avventura, perché anche Mediobanca si sia mossa dietro le quinte poiché Geronzi sta per diventare il padrone unico della finanza italiana eliminando anche quei pochi controlli che venivano dalla gestione duale della banca che fu di Cuccia. Insomma, questo è il quadro. E' interessante perché probabilmente sono state violate una mezza dozzina di leggi, d'altra parte non ci sarebbe Berlusconi se fossimo tutti in regola con la legge.
Intanto la legge del mercato: vengono addirittura sospese le regole dell'Antitrust e i poteri del garante dell'antitrust perché bisogna dare tempo di consumare tutti questi conflitti di interessi e queste occupazioni del libero mercato. Intanto, il matrimonio Alitalia-AirOne che sgomina qualsiasi concorrenza in Italia soprattutto sulla tratta Milano-Roma. Sarà gestita in monopolio da questa nuova Good Company dove c'è dentro Toto e l'Alitalia. Non ci sarà concorrenza, non si potrebbe e allora si sospendono le regole. Che sarà mai, una più una meno... un piccolo lodo Alfano per la nuova Alitalia non si nega a nessuno. La concorrenza va a farsi benedire: i prezzi quindi li fisserà il monopolista quindi non ci sarà possibilità di gare al ribasso. La condizione che ci era stata imposta dalla Commissione Europea, dal governo europeo, per autorizzare il famoso prestito ponte che ha consentito all'Alitalia di fumarsi quegli ultimi 300 milioni di euro, era che l'Alitalia per un anno non si espandesse, restasse esattamente così com'era. Con questo accordo viene violata quella condizione perché Alitalia si mangia AirOne e quindi si espande, altroché! Ben prima di quell'anno che era stato imposto dalla Commissione Europea che quindi, se le parole e gli accordi hanno ancora un senso, dovrebbe condannarci e vietarci questa operazione.
In più viene cambiata un'altra legge italia, la legge Marzano sulle imprese decotte, che dovrà essere modificata perché questi capitani coraggiosi mica entrano in Alitalia rischiand qualcosa: non rischiano niente! Vogliono mettersi preventivamente al riparo dal rischio che qualche creditore o dipendente della vecchia Alitalia si rivalga sulla nuova, cioè chieda loro di sobbarcarsi qualche rischio. Verranno tutelati in tutto e per tutto, saranno inattaccabili, anche loro anche uno scudo spaziale, il loro piccolo Lodo Alfano per cui se qualcuno gli chiede qualcosa fanno finta di niente, dicono "io non so chi sei, mi trovo qua per caso". Nessun rischio di revocatoria o di rivalsa da parte dei creditori e dipendenti. E dove andranno a rivalersi? Naturalmente dalla Bad Company, quella decotta, quella nostra, dello Stato: pagheremo tutto noi. Per cambiare gli ammortizzatori sociali, altra deroga alla legge Marzano perché ci sarà bisogno di risorse per queste 6-7000 persone che finiranno per la strada o alle Poste, come ci è stato raccontato spiritosamente, in quanto non siamo attrezzati per far fronte a questa fiumana di lavoratori in uscita. In più, il governo promette di detassare le aziende che assumono ex dipendenti dell'Alitalia. E' un'altra cosa spettacolare: l'Italia è piena di aziende decotte, di gente che finisce per la strada: quei lavoratori lì si fottono, mentre gli ex-lavoratori Alitalia avranno il privilegio di poter andare da alcune aziende che se li assumeranno avranno riduzioni fiscali. Così: cittadini di serie A e cittadini di serie B.
L'Europa ci tiene d'occhio anche perchè il prestito ponte aveva anche escluso che per un anno la società Alitalia venisse messa in liquidazione in regime concordatario. L'Alitalia aveva dunque garantito di pagare tutti i creditori. Adesso, se la nuova società non li paga, quelli si rivalgono ma non solo. La Good Company dovrà comprarsi tutti gli aerei e gli slot dalla Bad Company - l'attuale Alitalia moribonda - e rifare tutti i contratti dei dipendenti o almeno di quelli che terrà con sé. Quanto pagherà tutti questi beni la Good alla Bad? Se li pagassero per quello che valgono sulla carta, la vecchia Alitalia probabilmente avrebbe i soldi per onorare i suoi debiti, circa 2-2.5 miliardi di euro. Naturalmente, visto l'aria che tira, se i nuovi proprietari tirano fuori un miliardo di euro per comprare quella roba è già tanto. Quindi, la vecchia Alitalia rimarrà in profondo rosso, non avrà i soldi per pagare i creditori, e i creditori da chi andranno? Non potendo andare dalla Good che è immunizzata andranno dal governo che dovrà tirare fuori i soldi. A questo punto ci arriva addosso l'Europa perché se lo Stato paga i debiti di un'azienda si configura come aiuto di Stato. Questo è vietato perché, altrimenti, tutte le altre aziende d'Europa si incazzano e dicono "perchè noi dobbiamo andare avanti con le nostre gambe e se non ce la facciamo falliamo mentre in Italia lo Stato interviene a rabboccare quando i conti delle sue società sono in rosso?". Ci arriverà addosso una procedura di infrazione, con condanna, con multa che aggraverà ancora la spesa di questa operazione folle e faraonica. In più, la nuova Alitalia, dato che sarà l'unico soggetto solvibile dovrà sobbarcarsi, allora sì, tutti i debiti che lo Stato non poteva pagare. Dovrà pagare tutti i creditori e rimborsare quei trecento milioni di prestito ponte allo Stato, visto che la Bad Company è dello Stato. Lo Stato non può restituirsi i soldi da solo, sarebbe una partita di giro.
Come avete visto Berlusconi ha risolto brillantemente anche l'emergenza Alitalia con lo stesso sistema con cui dice di aver risolto l'emergenza monnezza a Napoli: nascondendo il pattume sotto il tappeto. Che succederà in futuro? Questi 16 capitani coraggiosi devono rimanere fermi per cinque anni. Dopo cinque anni possono rivendere le loro quote della Good Company. Secondo voi che cosa fanno? Sono 16 soggetti nessuno dei quali ha il minimo interesse e il minimo background per occuparsi di voli. Non gliene frega niente dell'Alitalia, gliene importa in virtù delle contropartite. Prenderanno le loro quote e le venderanno a quello che sta per diventare il partner industriale, quello che sa come si fa a volare, che sarà AirFrance se vincerà Tremonti o Lufthansa se vincerà Gianni Letta che ha gestito questa operazione. Entro il 2013 questi possono rivendere. E che faranno? Svenderanno, come si sa, ai francesi o ai tedeschi, così i francesi dell'AirFrance si prenderanno la compagnia italiana, che diventerà compagnia francese - non ci sarà più nessuna bandierina da nessuna parte, è tutto finto che questa sia una cordata italiana - a condizioni migliori di quanto se l'avrebbero presa se si fosse dato retta a Prodi e Padoa Schioppa. Pagheranno quattro lire invece che due miliardi e seicento milioni che si erano impegnati a pagare. La prenderanno anche molto più snella perché non ci saranno più i dipendenti in esubero e i debiti da cui li avremo liberati a spese nostre. Questa sì è la svendita di Alitalia ai francesi e agli stranieri, mentre quella di Prodi non lo era. Avremo così una compagnia francese che si chiamerà Alitalia e che probabilmente raschierà via molto presto il simbolino dalle ali degli aerei.
Ci resta comunque una consolazione in tutto questo: in questi cinque anni potranno continuare a fare il bello e il cattivo tempo in Alitalia: potranno continuare a metterci il naso, avendo portato loro questi imprenditori. Faranno fare a questi imprenditori più o meno quello che vorranno, sono tutti imprenditori assistiti o amici dei politici, nel solco di quella tradizione per la quale Alitalia è sempre rimasta in rosso: che la gestivano con criteri politici e non manageriali.
Pensate soltanto che un mese fa il governo Berlusconi ha stanziato un milione di euro per ripristinare l'imprescindibile volo Roma-Albenga tanto caro al ministro Scajola che sta a 30 km da Albenga, cioè Imperia, e ci tiene ad atterrare con l'aereo nel cortile di casa.E' meglio che rimanga ancora un po' in mani italiane perchè la gestiscono così, un po' come il vecchio ministro Nicolazzi gestiva le Autostrade e si faceva fare lo svincolo a Gattico, proprio sotto casa sua, nella famosa autostrada Roma-Gattico.
Ci resta un'altra consolazione, cioè il fatto che ritorna il comunismo: Berlusconi che convoca imprenditori, cambia leggi, organizza cordate, il governo che dirige gli affari dell'impresa privata, sistema debiti, sposta dipendenti, fa piani quinquennali, ecc. ricorda tanto la grande Unione Sovietica di Stalin, di Breznev, di Cernienko. Il modello Putin sta entrando in Italia e sta tornando il dirigismo, la pianificazione sovietica. Il Cavaliere, che non sa e non ha mai saputo cosa sia il libero mercato, ripristina, se Dio vuole, l'industria di Stato. L'ultimo vero comunista è lui. Passate parola." Marco Travaglio
PS: Oggi 2 settembre 2008 a Ceriale (SV) mobilitazione contro il Partito trasversale del cemento e le infiltrazioni mafiose che stanno devastando la Liguria. Appuntamento alle 16:30 nella piazza centrale di Ceriale. Alla sera si parteciperà ai lavori del Consiglio Comunale che vorrebbe dare il via libera alla speculazione voluta dal duo Gianpiero Fiorani - Luigi Grillo ed eseguita dalla famiglia Nucera. Info e video su: www.casadellalegalita.org
Postato da Beppe Grillo alle 12:30 in Informazione
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31 Agosto 2008
Un Beretta al giorno toglie il morto sul lavoro di torno

Beretta:Morti sul lavoro, in Italia il 50% in itinere
Maurizio Beretta è un ex giornalista di regime. Maurizio continua a disinformare per conto di Confindustria nel suo nuovo ruolo di direttore generale. I morti sul lavoro trasformati in una guerra di numeri. Un taglio di 374 morti sul lavoro, un confronto falsato con gli altri Stati europei, trasformare i morti in cantiere in incidenti stradali. Un link scomparso dal sito dell'Inail. E il gioco è fatto. Il morto non c'è più e l'Italia è all'avanguardia per la sicurezza sul lavoro. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Marco Bazzoni risponde a Beretta punto per punto. Menzogna per menzogna.
Leggete il libro "Morti Bianche" di Samanta Di Persio disponibile sul blog a prezzo libero.
"Egregio direttore Generale di Confindustria Maurizio Beretta,
leggendo la notizia di ieri dell'agenzia Asca "INCIDENTI LAVORO: BERETTA, 500 MORTI L'ANNO. MENO DI FRANCIA E GERMANIA", e guardando il video dell'intervista su YouTube "Beretta:Morti sul lavoro, in Italia il 50% in itinere",
vorrei dirLe, come ho detto a suo tempo (sempre tramite lettera) al Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che non è assolutamente vero che il 50% degli infortuni mortali sul lavoro sono in "itinere", cioè nel tratto casa/lavoro- lavoro/casa, ma sono molti meno.
Al seguente link era stata pubblicata la tabella con i dati degli ultimi 10 anni sugli infortuni sul lavoro, quindi compresi quelli in itinere (mortali e non):
http://www.inail.it/repository/ContentManagement/node/N670419722/Andamento_storico.pdf
Però adesso, "stranamente", non è più possibile aprire tale tabella. Sarà un caso?!
Cmq, no problem, io mi ero già ricopiato, a suo tempo, i dati sugli infortuni mortali in itinere:
- anno 1997 (1392, in itinere 104, con una percentuale del 7,5%),
- anno 1998 (1442, in itinere 104, con una percentuale del 7,2 %),
- anno 1999 (1393, in itinere 102, con una percentuale del 7,3 %),
- anno 2000 (1401, in itinere 53, con una percentuale del 3,8%),
- anno 2001 (1546, in itinere 296, con una percentuale del 19,1 %),
- anno 2002 (1478, in itinere 396, con una percentuale del 26,8 %),
- anno 2003 (1445, in itinere 358, con una percentuale del 24,8 %),
- anno 2004 (1328, in itinere 305, con una percentuale del 23 %),
- anno 2005 (1280, in itinere 279, con una percentuale del 21,8 %),
- anno 2006 (1341, in itinere 266, con una percentuale del 19,8%).
Mentre per quanto riguarda i dati per l'anno 2007, gli infortuni mortali sono stati 1210 (dati provvisori quelli in itinere 296, quindi con una percentuale del 24,5%.
Quindi ben lontani dal dato fornito da lei del 50 %.
Inoltre, mi suona nuova la cosa, che le imprese investano 12 miliardi di euro in sicurezza sul lavoro, proprio non la sapevo.
Ritornando agli infortuni mortali in itinere, secondo me è giusto che vengano considerati infortuni mortali sul lavoro, perchè un lavoratore non va a divertirsi, ma va al lavoro o torna dal lavoro.
Sembra quasi che la maggior parte della colpa degli infortuni mortali sul lavoro sia da imputare alle strade e non alle imprese, ma le cose non stanno proprio così caro direttore Beretta.
Inoltre, morire in un cantiere stradale, quello non è un morto sul lavoro?! Infine, come fa a dire 500 morti sul lavoro all'anno, meno che in Francia e Germania?
Basta aprire il rapporto annuale Inail per l'anno 2007. Andare a pagina 12, e leggere cosa c'è scritto nella tabella "Infortuni mortali avvenuti negli anni 2006-2007 per gestione e tipologia di accadimento: nell'anno 2007, c'è scritto; infortuni mortali in occasione di lavoro = 874, e non 500!
Nell'attesa di una sua risposta, La saluto."Marco Bazzoni - Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Email: bazzoni_m@tin.it
Postato da Beppe Grillo alle 11:42 in Informazione
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